Entrando dentro il personaggio Novak Djokovic percepisco
bene tutta la portata della sua genialità e dell’importanza di divertirsi. Come
si dice a Firenze, innanzitutto non è uno ripreso dalla piena. Ha fatto il
mazzo a tutti i suoi avversari. È la bestia nera di Nadal, fino all’altro giorno
acclamato come il miglior tennista del mondo. Djokovic è superiore agli altri perché
si diverte. Lo diceva sempre Paolo Quattrini, che tutti son boni a fare gli
psicologi, ma solo pochi lo sanno fare divertendosi. È una metafora per la vita.
Perché tutti son boni a (soprav)vivere, ma solo pochi riescono a divertirsi, ed
arrivare sulla soglia del grande passaggio con il sorriso sulle labbra. Con leggerezza.
Nella fattispecie un episodio di un incontro di Djokovic
permette di vedere con una limpidità cristallina, cosa significa divertirsi ed
essere geniali. Qui si percepisce benissimo, meglio che su tutti i manuali,
cosa significhi l’uso della metafora. Capra diceva che non si può capire con il
linguaggio normale la fisica quantistica. È un processo analogo, ed è la base
dell’esperienza in Gestalt. L’esperienza che acquisisco guardando questo video
è molto più ampia di quella che ho se stessi leggendo sul dizionario la
definizione di genialità. Perché sono coinvolti contemporaneamente più livelli
sensoriali: si va dalla vista all’attivazione neuromotoria dei neuroni a
specchio.
Consiglio ai prof: accompagnate la parte teorica dei vostri
manuali a questo video. C’è l’essenza stessa della metafora. Nel concreto di colui
che schiaccia le difese mentali altrui. Girandosi di spalle, mettendosi la
racchetta tra le gambe e perdendo così il punto, ha vinto ben altro. Le
resistenze di Federer. Quelle mentali. In un solo gesto passano innumerevoli
messaggi: ti lascio fare il punto perché se non mi giro e ti lascio campo
aperto non lo farai mai; mi sto divertendo mentre tu stai faticando; riesco a
leggere la partita su più piani cognitivi; riesco a gestire questi piani
amministrandoli come voglio, perciò adesso ti calo la mannaia e ti metto in
ginocchio. Si può andare avanti per molto ancora.
Questa è la meravigliosa complessità
dell’uomo, del suo sistema cerebrale (sperando di non offendere i romantici se
scendo su un piano di evitamento emotivo), della sua evoluzione lungo la vita.
Come si fa a non appassionarsi a questa meraviglia, e a non sorridere di quelli
che in tutti i modi cercano la sua estinzione distruggendo il pianeta.
Sorridiamo davanti a quello 0,15% della popolazione mondiale, ben descritto da
Luciano Gallino, che sta facendo pagare il costo del capitalismo selvaggio e distruttivo al
restante 99,85% tra cui ci sei tu stesso che leggi. Perché se tu fossi nello
0,15% non passeggeresti qui sul blog, tutto preso come saresti a fare soldi su
soldi, in un ciclo ossessivo e continuo 24 ore al giorno. Sorridiamo di loro perché
siamo sicuri che sulla Grande Soglia saranno pieni di un bel marrone intenso, dalla
testa ai piedi, ben più di chi vive negli slums di Rio de Janeiro, quando analogamente toccherà a lui.
Pensate alla potenza delle metafore. Successe nel 61 con
Gagarin sullo spazio. Gli Stati Uniti mangiarono polvere per otto anni, fino a
quando nel 69 non andarono (?) sulla Luna.
Poi nel 68 toccò a Tommy Smith e John Carlos, Olimpiadi di Città del
Messico, con il loro guanto nero alzato contro il razzismo a stelle e strisce. Il
mahatma Ghandi piegò un impero, che le aveva date di santa ragione a Napoleone,
con la non violenza, per cui i soldati della Regina si trovarono di fronte una
forza che nessuna arma poteva piegare. Terzani portò a casa la pelle quando al
confine con l’Indocina un soldato khmer gli puntò il fucilo sul petto, e lui si
mise a ridere.
So let’s
start having fun.

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