mercoledì 1 febbraio 2012

Il genio Novak Djokovic e il linguaggio metaforico


Entrando dentro il personaggio Novak Djokovic percepisco bene tutta la portata della sua genialità e dell’importanza di divertirsi. Come si dice a Firenze, innanzitutto non è uno ripreso dalla piena. Ha fatto il mazzo a tutti i suoi avversari. È la bestia nera di Nadal, fino all’altro giorno acclamato come il miglior tennista del mondo. Djokovic è superiore agli altri perché si diverte. Lo diceva sempre Paolo Quattrini, che tutti son boni a fare gli psicologi, ma solo pochi lo sanno fare divertendosi. È una metafora per la vita. Perché tutti son boni a (soprav)vivere, ma solo pochi riescono a divertirsi, ed arrivare sulla soglia del grande passaggio con il sorriso sulle labbra. Con leggerezza.

Nella fattispecie un episodio di un incontro di Djokovic permette di vedere con una limpidità cristallina, cosa significa divertirsi ed essere geniali. Qui si percepisce benissimo, meglio che su tutti i manuali, cosa significhi l’uso della metafora. Capra diceva che non si può capire con il linguaggio normale la fisica quantistica. È un processo analogo, ed è la base dell’esperienza in Gestalt. L’esperienza che acquisisco guardando questo video è molto più ampia di quella che ho se stessi leggendo sul dizionario la definizione di genialità. Perché sono coinvolti contemporaneamente più livelli sensoriali: si va dalla vista all’attivazione neuromotoria dei neuroni a specchio.

Consiglio ai prof: accompagnate la parte teorica dei vostri manuali a questo video. C’è l’essenza stessa della metafora. Nel concreto di colui che schiaccia le difese mentali altrui. Girandosi di spalle, mettendosi la racchetta tra le gambe e perdendo così il punto, ha vinto ben altro. Le resistenze di Federer. Quelle mentali. In un solo gesto passano innumerevoli messaggi: ti lascio fare il punto perché se non mi giro e ti lascio campo aperto non lo farai mai; mi sto divertendo mentre tu stai faticando; riesco a leggere la partita su più piani cognitivi; riesco a gestire questi piani amministrandoli come voglio, perciò adesso ti calo la mannaia e ti metto in ginocchio. Si può andare avanti per molto ancora. 

Questa è la meravigliosa complessità dell’uomo, del suo sistema cerebrale (sperando di non offendere i romantici se scendo su un piano di evitamento emotivo), della sua evoluzione lungo la vita. Come si fa a non appassionarsi a questa meraviglia, e a non sorridere di quelli che in tutti i modi cercano la sua estinzione distruggendo il pianeta. Sorridiamo davanti a quello 0,15% della popolazione mondiale, ben descritto da Luciano Gallino, che sta facendo pagare il costo del capitalismo selvaggio e distruttivo al restante 99,85% tra cui ci sei tu stesso che leggi. Perché se tu fossi nello 0,15% non passeggeresti qui sul blog, tutto preso come saresti a fare soldi su soldi, in un ciclo ossessivo e continuo 24 ore al giorno. Sorridiamo di loro perché siamo sicuri che sulla Grande Soglia saranno pieni di un bel marrone intenso, dalla testa ai piedi, ben più di chi vive negli slums di Rio de Janeiro, quando analogamente toccherà a lui.  

Pensate alla potenza delle metafore. Successe nel 61 con Gagarin sullo spazio. Gli Stati Uniti mangiarono polvere per otto anni, fino a quando nel 69 non andarono (?) sulla Luna.  Poi nel 68 toccò a Tommy Smith e John Carlos, Olimpiadi di Città del Messico, con il loro guanto nero alzato contro il razzismo a stelle e strisce. Il mahatma Ghandi piegò un impero, che le aveva date di santa ragione a Napoleone, con la non violenza, per cui i soldati della Regina si trovarono di fronte una forza che nessuna arma poteva piegare. Terzani portò a casa la pelle quando al confine con l’Indocina un soldato khmer gli puntò il fucilo sul petto, e lui si mise a ridere.

So let’s start having fun. 

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