Ne hanno parlato in tanti. È una
brutta bestia. Stringi stringi è un po’ la causa di tutti i mali relazionali.
Un camaleonte. Quando ti sbatti la testa con qualcuno sembra che tu lo faccia
per difendere il territorio, per avere una sterile ragione, per ottenere
obbedienza. In realtà è lui che si sta allenando a tua insaputa.
Uno dei suoi esercizi, tra gli
psicologi soprattutto, è farti credere che il tuo clan è il migliore.
Mi capita quindi spesso di essere
circondato da colleghi che si fanno in quattro per risolvere i problemi dei
loro pazienti o per salvare i loro utenti, pensando che se le cose non andranno
nel modo voluto (da loro) sarà una catastrofe. Pensiero nobilissimo, ma è solo
la punta di un iceberg che sotto è di tutt’altra pasta. Senz’altro non
genuinamente altruistica.
C’è chi crede che la sociologia
sia migliore della psicologia, il cristianesimo dell’Islam, gli africani degli
arabi e via dicendo.
Io stesso ho corso 42 km per
essere, all’apparenza, più originale degli altri. Non sono stato capace di liberarmene.
E chissà quante altre volte. Quasi sempre diciamo. Perché è come la velocità
della luce. Oggi più che mai, dopo la scoperta dell’errore di strumentazione
sugli esperimenti dei neutrini, ci possiamo rendere conto che
alcune costanti sono insuperabili. Le colonne d’Ercole della nostra personalità
sono proprio queste, le aspirazioni narcisistiche.
Qualcuno ha provato a ingabbiarle.
La Chiesa, mascherando la rassegnazione da virtù (B.Russel), ha messo in atto
forse il più serio tentativo. È fallito perché non serviva a quello, non era il
vero scopo; il vero scopo era rendere schiave le persone, impaurendole e
promettendo il Paradiso a chi fosse stato un uomo pio, pronto a chinare la
testa. Un’operazione commerciale, né più né meno. Se avesse provato ad elevare
la spiritualità rimanendo su un piano individuale, e cioè lasciando all’etica
di ognuno il sommo responso, avrebbe ottenuto più risultati. Forse, chissà.
Ad oggi le uniche persone che
conosco essersi affrancate dal narcisismo sono quelle che hanno condotto un
cammino personale di ascesa. Penso a Tiziano Terzani, a Don Milani, a Leonard
Bundu. Ognuno conosce i suoi. Per noi povera gente, resta valido il memento
mori dei latini. Che ovviamente non ha fatto accoliti: penso a
tanta gente che compare in televisione, o nella mia vita, che si dimentica di
continuo che dovrà morire un giorno. Di qualcuno spero che accada presto, in
particolare se compare in televisione spacciandosi per giornalista. Di altri pazienza…
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