martedì 17 gennaio 2012

sulla ricchezza delle persone


In periodi di crisi economico finanziaria è d’obbligo parlare di ricchezza delle persone. Ne ha parlato recentemente anche il prof. Mario Monti, dandone una ottima definizione: “la ricchezza dovrebbe essere il risultato di un merito, non di una rendita o di qualcosa che si forma sulle spalle di altri che non sono abbastanza forti per opporvisi”. E così dicendo ha già tagliato fuori, ad esser generosi, un buon 60% dei ricchi italiani, che certo non hanno sfruttato il loro talento o hanno costruito qualcosa di importante. Penso a tutte quelle situazioni monopolistiche o lobbystiche che infestano il nostro paese.  E che presto, vedrete, torneranno ad alzare la voce per dissolvere in un niente di fatto le liberalizzazioni promesse. Come sempre succede da anni in questo paese.

Non facciamoci fregare dunque. Se cerchiamo di opporci a questa dinamica in realtà non facciamo altro che giocare al loro gioco, che si potrebbe anche definire “lamentele distruttive di poveri invidiosi”. Proprio perché è necessaria una fase di vita in cui noi tutti ci prendiamo per mano e cominciano a giocare infinitamente, è importante avere un altro orizzonte rispetto a quello del mondo finanziario (di cui come al solito Milena Gabanelli e la sua squadra hanno dato un’ottima rappresentazione http://www.youtube.com/watch?v=8XNfpoJOKDc) .  Lasciamo che queste persone vivano la loro vita nel loro stretto confine e che giochino pure a contare i loro soldi. Possiamo essere liberi da tutto ciò, lo ha già mostrato John Carse.
Se continuiamo a vedere il problema della ricchezza e della povertà con gli occhiali del reddito non andremo  da nessuna parte. Già da tempo si sa che la famiglia è incompatibile con il modello capitalista degli anni 80/90 e turbo capitalista degli anni attuali. Come osserva giustamente Umberto Eco non è stato il comunismo a distruggere le famiglie, come forse sosteneva il Vaticano  o certa cultura occidentale, ma il capitalismo, che pian piano, anno dopo anno, ora dopo ora ha eroso la quantità di tempo a disposizione per stare assieme e per farci stare invece sul posto di lavoro, come moderni schiavi di una Matrix Finanziaria che è sotto gli occhi di tutti.

Serge Latouche suggerisce giustamente che la società moderna sta compiendo una lotta faustiana contro la natura per allungare la durata della vita. Ma non servirà a niente vivere di più. Servirà di più invece vivere meglio. Essere ricchi di cultura, presenza, consapevolezza, umanesimo.

Era ricco San Francesco perché baciava i lebbrosi, e lo faceva non per carità o per conquistarsi la santità, come spesso ci ha insegnato la Chiesa, ma perché così facendo diventava un uomo libero. E tante grazie a Paolo Quattrini che me l’ha fatto vedere. Era ricco per lo stesso motivo Ernesto Guevara quando stringeva la mano dei lebbrosi di San Pablo.

Siamo ricchi se passiamo una serata con gli amici lontani, a chiacchiera attorno ad un tavolo al cui capo c’è la bambina più bella e felice del mondo. Se siamo ancora capaci di emozionarci per un tramonto dal finestrino del treno, per una frase speciale della tua migliore amica scritta su un pezzo di carta, per una stretta di mano con un senegalese o con un afghano, se accompagniamo il sole mentre sbrina il verde dei nostri giardini, se abbiamo voglia di appassionarci, se riusciamo a sentire il profumo del pane al mercato sotto casa, a vedere i greggi di pecore che scendono sulle colline, o a stare di fronte ad un bambino con un grave handicap che sbava, sputa, emette dei suoni e non puoi fare altro che guardarlo negli occhi e dichiarargli la tua impotenza e la tua voglia di stare comunque lì. Che siamo due forme della stessa materia, e lui lo sa, e non me ne volere se sono (forse) più fortunato, e lo capisce e ti sorride.

Tutto questo mi è successo in due soli giorni, ed ha dilatato il mio tempo, rendendolo bellissimo ed infinito.

Ad oggi l’unico sistema conosciuto per invertire la freccia temporale e provare a sfidare la relatività di Einstein. 

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