In periodi di crisi economico finanziaria è d’obbligo
parlare di ricchezza delle persone. Ne ha parlato recentemente anche il prof.
Mario Monti, dandone una ottima definizione: “la ricchezza dovrebbe essere il
risultato di un merito, non di una rendita o di qualcosa che si forma sulle
spalle di altri che non sono abbastanza forti per opporvisi”. E così dicendo ha
già tagliato fuori, ad esser generosi, un buon 60% dei ricchi italiani, che
certo non hanno sfruttato il loro talento o hanno costruito qualcosa di
importante. Penso a tutte quelle situazioni monopolistiche o lobbystiche che
infestano il nostro paese. E che presto,
vedrete, torneranno ad alzare la voce per dissolvere in un niente di fatto le
liberalizzazioni promesse. Come sempre succede da anni in questo paese.
Non facciamoci fregare dunque. Se cerchiamo di opporci a
questa dinamica in realtà non facciamo altro che giocare al loro gioco, che si
potrebbe anche definire “lamentele distruttive di poveri invidiosi”. Proprio perché
è necessaria una fase di vita in cui noi tutti ci prendiamo per mano e
cominciano a giocare infinitamente, è importante avere un altro orizzonte
rispetto a quello del mondo finanziario (di cui come al solito Milena Gabanelli
e la sua squadra hanno dato un’ottima rappresentazione http://www.youtube.com/watch?v=8XNfpoJOKDc)
. Lasciamo che queste persone vivano la
loro vita nel loro stretto confine e che giochino pure a contare i loro soldi.
Possiamo essere liberi da tutto ciò, lo ha già mostrato John Carse.
Se continuiamo a vedere il problema della ricchezza e della
povertà con gli occhiali del reddito non andremo da nessuna parte. Già da tempo si sa che la famiglia è
incompatibile con il modello capitalista degli anni 80/90 e turbo capitalista degli
anni attuali. Come osserva giustamente Umberto Eco non è stato il comunismo a
distruggere le famiglie, come forse sosteneva il Vaticano o certa cultura occidentale, ma il capitalismo,
che pian piano, anno dopo anno, ora dopo ora ha eroso la quantità di tempo a
disposizione per stare assieme e per farci stare invece sul posto di lavoro,
come moderni schiavi di una Matrix Finanziaria che è sotto gli occhi di tutti.
Serge Latouche suggerisce giustamente che la società moderna
sta compiendo una lotta faustiana contro la natura per allungare la durata
della vita. Ma non servirà a niente vivere di più. Servirà di più invece vivere
meglio. Essere ricchi di cultura, presenza, consapevolezza, umanesimo.
Era ricco San Francesco perché baciava i lebbrosi, e lo faceva
non per carità o per conquistarsi la santità, come spesso ci ha insegnato la
Chiesa, ma perché così facendo diventava un uomo libero. E tante grazie a Paolo
Quattrini che me l’ha fatto vedere. Era ricco per lo stesso motivo Ernesto
Guevara quando stringeva la mano dei lebbrosi di San Pablo.
Tutto questo mi è successo in due soli giorni, ed ha dilatato
il mio tempo, rendendolo bellissimo ed infinito.
Ad oggi l’unico sistema conosciuto per invertire la freccia
temporale e provare a sfidare la relatività di Einstein.
N
Nessun commento:
Posta un commento