Trascorrono le ore
in questa quotidianità frenetica, colma, meravigliosa e mistica.
La sveglia al
mattino mi ricorda che c’è un nuovo inizio.
Apro gli occhi e la
luce attraversa le piccole fessure degli infissi riflettendosi come una trama
intrecciata di pareti e specchi intorno a noi.
Ed è una corsa
contro il tempo e contro la gran voglia di rimanere per ore a letto a
guardarsi.
E poi c’è il momento
della colazione, uno dei pochi momenti di condivisione, seduti ad un tavolo,
della giornata. È il momento del progettare la giornata e del dirsi
arrivederci.
E ora di corsa a
vestirsi… è ora di andare a lavoro!
Il traffico in città
mi accompagna costantemente, clacson e sirene delle ambulanze e degli uomini
della sicurezza rappresentano la mia musica quotidiana. Sono ferma ad un
semaforo, alla radio danno “Insensitive”, canzone della mia adolescenza, ed io
inizio a canticchiarla… e i miei pensieri volano… volano insieme a quello
stormo che alto in cielo disegna continuamente la sua danza in divenire. Resta
lì, nel cielo grigio di un inverno che stenta a freddare, e si muove e
volteggia fiero di ciò che è di ciò che è capace di fare. Libero…
E i miei pensieri
viaggiano a ritroso tornando all’anno 1998, anno in cui, ad un passo dalla
maturità, il nostro caro prof. Gianfranco donava ad ogni componente della
classe “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach: era il suo augurio
per il nostro futuro e per me lo è stato! Dedicato “Al vero gabbiano Jonathan
che vive nel profondo di noi tutti” mi colpì, ricordo, per il forte senso di
libertà che un paesello di cinquemila anime non era mai riuscito a darmi. Fu
come fare pace con le mie origini, dalle quali tanto avrei da sempre voluto
scappare. Scoprii che era tutto così come sarebbe dovuto essere, che tutto ciò
che quel posto mi aveva donato fino a quell’istante era semplicemente il meglio
che io potessi avere! E allora? Era giunto il momento di partire, alla ricerca
di nuove avventure, alla ricerca di nuove risorse da poter “ciancicare”.
Il semaforo segna il
verde ed il mio viaggio prosegue. Attraverso piazza San Giovanni in Laterano,
un cartoncino scritto a mano sposta la mia attenzione della magnificenza della
Basilica. Con una freccia indica che alla mia destra si trovavano stanziati e
accampati gli “indignados”, simbolo ormai purtroppo di una civiltà e di un
precariato che non sa più come gridare aiuto.
Proseguo il mio
viaggio e a via dell’Amba Aradam il solito ingorgo inizia a compromettere il
mio umore. Forza, ancora un po’ e si arriva al mitico semaforo che tutto blocca
e allo stesso tempo tutto sblocca! Manca poco, ci siamo, finita “la Colombo”
sono ormai quasi al lavoro.
Salendo la rampa
inizio ad incontrare i primi saluti e i primi sorrisi di gente conosciuta. Sono
“le ragazze” (è così che mi piace definire le ospiti del centro presso il quale
lavoro) che accompagnano i loro bambini a scuola. Sento che è iniziato il mio
lavoro, mi aspettano circa 7 ore di intensissime emozioni. Sono delle più
disparate, allo stesso modo delle tante nazionalità che popolano il centro.
Basta spostare lo sguardo di pochi metri per passare da una carnagione color
cioccolato che proviene dalla vecchissima Africa, ad un’altra candida come la
neve proveniente dall’est dell’Europa.
E le vicende
quotidiane si susseguono:la burocrazia, i rapporti con i colleghi e con gli
enti committenti, i colloqui con le famiglie, la gioia del poter vedere andare
via qualcuno che “ce l’ha fatta”, la tristezza del guardare chi difficilmente
potrà farcela poiché affetto, tra le tante altre cose, da un male purtroppo
incurabile. E ancora le richieste di aiuto, e poi quelle di sostegno per le
difficili condizioni di vita di una madre sola con un bambino…
Ed è il momento di
una “piccola pulce” marocchina di tre anni che, facendo capolino dalla porta
dell’ufficio, con in mano tre braccialetti elastici formati da piccole perline
di colore giallo canarino mi dice: “Chiara, quetto è legalo pè te!” (“Chiara,
questo è il mio regalo per te!”): è il suo modo di ringraziarmi poiché, in
occasione del Natale, ho scelto una trousse di trucchi da donarle (non aveva
fatto altro che strillare “Grazie!” per i successivi dieci minuti tremando come
un pulcino bagnato ma non dal freddo, dalla felicità!).
Sono passate diverse
ore, tutto sembra essere tranquillo, è ora, possono finalmente tornare a casa.
Il viaggio di ritorno è accompagnato interamente dalla voce di mia madre che a
tratti si lamenta dalle tante tasse con le quali questo nuovo governo sta
tassando i cittadini, a volte sorride e si meraviglia per una frase inaspettata
da pare di uno dei nostri nipoti. Un saluto ed un arri sentirci a domani.
A casa le faccende
domestiche si susseguono ma c’è ancora tempo per annusare gli odori della
nostra casa, osservarne i colori che tanto influiscono sul nostro buon umore,
assaporare il gusto del cibo che sto preparando per la cena.
E i miei pensieri
continuano a vagare e le emozioni mi assalgono confusamente pensando al futuro.
È gennaio, stiamo
attraversando il primo mese dell’anno 2012 che tanto abbiamo aspettato. Fra un
po’ quest’inverno passerà.
E la primavera si
avvicenda… e maggio è il mese dedicato dalla Chiesa alla Madonna, il mese delle
tante preghiere, dei pellegrinaggi fatti a piedi per raggiungere quei Sacri
Santuari che da piccola e poi da adolescente frequentavo. Quei luoghi dove
tutto è silenzio, dove donne e uomini sfiniti dalla stanchezza “cascano a
pezzi” dopo chilometri e chilometri percorsi a piedi scalzi per “voto”.
Ed è anche il mese
delle rose, il mese in cui sbocciano e fioriscono… tante cose!
Chiara
1 commento:
Eh, certo che fa una certa impressione vedere quanta strada ha fatto la "mia" (me lo consenti, vero?) gabbianella dal giorno in cui vi diedi quel libro... Hai volato parecchio da allora, Chiara: ho lasciato una ragazzina spensierata, ritrovo una donna vera, impegnata a costruire qualcosa, dentro e fuori di sé... Probabilmente era di maggio, quel giorno, "il mese delle rose", come dici tu: che rosa bella e profumata è sbocciata quel giorno! Vola alto, Chiara, vola alto, libera e felice, che l'Italia ha bisogno di gente come te! :))
Posta un commento