mercoledì 18 gennaio 2012

il mio viaggio nel tempo


Trascorrono le ore in questa quotidianità frenetica, colma, meravigliosa e mistica.
La sveglia al mattino mi ricorda che c’è un nuovo inizio.
Apro gli occhi e la luce attraversa le piccole fessure degli infissi riflettendosi come una trama intrecciata di pareti e specchi intorno a noi.
Ed è una corsa contro il tempo e contro la gran voglia di rimanere per ore a letto a guardarsi.
E poi c’è il momento della colazione, uno dei pochi momenti di condivisione, seduti ad un tavolo, della giornata. È il momento del progettare la giornata e del dirsi arrivederci.
E ora di corsa a vestirsi… è ora di andare a lavoro!
Il traffico in città mi accompagna costantemente, clacson e sirene delle ambulanze e degli uomini della sicurezza rappresentano la mia musica quotidiana. Sono ferma ad un semaforo, alla radio danno “Insensitive”, canzone della mia adolescenza, ed io inizio a canticchiarla… e i miei pensieri volano… volano insieme a quello stormo che alto in cielo disegna continuamente la sua danza in divenire. Resta lì, nel cielo grigio di un inverno che stenta a freddare, e si muove e volteggia fiero di ciò che è di ciò che è capace di fare. Libero…
E i miei pensieri viaggiano a ritroso tornando all’anno 1998, anno in cui, ad un passo dalla maturità, il nostro caro prof. Gianfranco donava ad ogni componente della classe “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach: era il suo augurio per il nostro futuro e per me lo è stato! Dedicato “Al vero gabbiano Jonathan che vive nel profondo di noi tutti” mi colpì, ricordo, per il forte senso di libertà che un paesello di cinquemila anime non era mai riuscito a darmi. Fu come fare pace con le mie origini, dalle quali tanto avrei da sempre voluto scappare. Scoprii che era tutto così come sarebbe dovuto essere, che tutto ciò che quel posto mi aveva donato fino a quell’istante era semplicemente il meglio che io potessi avere! E allora? Era giunto il momento di partire, alla ricerca di nuove avventure, alla ricerca di nuove risorse da poter “ciancicare”.
Il semaforo segna il verde ed il mio viaggio prosegue. Attraverso piazza San Giovanni in Laterano, un cartoncino scritto a mano sposta la mia attenzione della magnificenza della Basilica. Con una freccia indica che alla mia destra si trovavano stanziati e accampati gli “indignados”, simbolo ormai purtroppo di una civiltà e di un precariato che non sa più come gridare aiuto.
Proseguo il mio viaggio e a via dell’Amba Aradam il solito ingorgo inizia a compromettere il mio umore. Forza, ancora un po’ e si arriva al mitico semaforo che tutto blocca e allo stesso tempo tutto sblocca! Manca poco, ci siamo, finita “la Colombo” sono ormai quasi al lavoro.
Salendo la rampa inizio ad incontrare i primi saluti e i primi sorrisi di gente conosciuta. Sono “le ragazze” (è così che mi piace definire le ospiti del centro presso il quale lavoro) che accompagnano i loro bambini a scuola. Sento che è iniziato il mio lavoro, mi aspettano circa 7 ore di intensissime emozioni. Sono delle più disparate, allo stesso modo delle tante nazionalità che popolano il centro. Basta spostare lo sguardo di pochi metri per passare da una carnagione color cioccolato che proviene dalla vecchissima Africa, ad un’altra candida come la neve proveniente dall’est dell’Europa.
E le vicende quotidiane si susseguono:la burocrazia, i rapporti con i colleghi e con gli enti committenti, i colloqui con le famiglie, la gioia del poter vedere andare via qualcuno che “ce l’ha fatta”, la tristezza del guardare chi difficilmente potrà farcela poiché affetto, tra le tante altre cose, da un male purtroppo incurabile. E ancora le richieste di aiuto, e poi quelle di sostegno per le difficili condizioni di vita di una madre sola con un bambino…
Ed è il momento di una “piccola pulce” marocchina di tre anni che, facendo capolino dalla porta dell’ufficio, con in mano tre braccialetti elastici formati da piccole perline di colore giallo canarino mi dice: “Chiara, quetto è legalo pè te!” (“Chiara, questo è il mio regalo per te!”): è il suo modo di ringraziarmi poiché, in occasione del Natale, ho scelto una trousse di trucchi da donarle (non aveva fatto altro che strillare “Grazie!” per i successivi dieci minuti tremando come un pulcino bagnato ma non dal freddo, dalla felicità!).
Sono passate diverse ore, tutto sembra essere tranquillo, è ora, possono finalmente tornare a casa. Il viaggio di ritorno è accompagnato interamente dalla voce di mia madre che a tratti si lamenta dalle tante tasse con le quali questo nuovo governo sta tassando i cittadini, a volte sorride e si meraviglia per una frase inaspettata da pare di uno dei nostri nipoti. Un saluto ed un arri sentirci a domani.
A casa le faccende domestiche si susseguono ma c’è ancora tempo per annusare gli odori della nostra casa, osservarne i colori che tanto influiscono sul nostro buon umore, assaporare il gusto del cibo che sto preparando per la cena.
E i miei pensieri continuano a vagare e le emozioni mi assalgono confusamente pensando al futuro.
È gennaio, stiamo attraversando il primo mese dell’anno 2012 che tanto abbiamo aspettato. Fra un po’ quest’inverno passerà.
E la primavera si avvicenda… e maggio è il mese dedicato dalla Chiesa alla Madonna, il mese delle tante preghiere, dei pellegrinaggi fatti a piedi per raggiungere quei Sacri Santuari che da piccola e poi da adolescente frequentavo. Quei luoghi dove tutto è silenzio, dove donne e uomini sfiniti dalla stanchezza “cascano a pezzi” dopo chilometri e chilometri percorsi a piedi scalzi per “voto”.
Ed è anche il mese delle rose, il mese in cui sbocciano e fioriscono… tante cose!

Chiara

1 commento:

Gianfranco ha detto...

Eh, certo che fa una certa impressione vedere quanta strada ha fatto la "mia" (me lo consenti, vero?) gabbianella dal giorno in cui vi diedi quel libro... Hai volato parecchio da allora, Chiara: ho lasciato una ragazzina spensierata, ritrovo una donna vera, impegnata a costruire qualcosa, dentro e fuori di sé... Probabilmente era di maggio, quel giorno, "il mese delle rose", come dici tu: che rosa bella e profumata è sbocciata quel giorno! Vola alto, Chiara, vola alto, libera e felice, che l'Italia ha bisogno di gente come te! :))